Belle, eccentriche, deluse

Contro la violenza alimentare

“Non dovevo dargli retta! Come mi è venuto in mente di andare con ***, collega di lavoro, in quella Trattoria di fuori parta. Cucina pesante, vino rosso anonimo, imbevibile e tannico; perfino il dolce … una Zuppa Inglese, stantia, avvizzita e consumata dal Tempo. Ed ora mi ritrovo a trascorre il pomeriggio in ufficio in una condizione di estraneità totale. Zero concentrazione, e pensare che si aspettano da me un Progetto importante entro domani. Sarà meglio che mi concentri”. Pausa riflessiva.
“Andrò in bagno a lavarmi i denti! Lo specchio è impietoso. L’immagine che riporta di me spaventerebbe uno spaventapasseri. Ed ora cosa faccio? Un’altra doccia? Qui non c’è la doccia. Dovrei risolvere come facevano i Romani nell’antichità nel corso dei pranzi luculliani. Purtroppo non ho il coraggio di farlo. Non mi resta che rassegnarmi. E se bevessi una Tisana Calda? Idea fantastica. Forse riuscirò a superare questo pomeriggio ingombrante. Di *** preferisco non parlare. Magari un altro giorno, lo so, mii fa disperare, in fin dei conti mi piace, molto, e mi fa ridere! Buon Pomeriggio”. Wanda.

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